Bicameralismo e referendum

Avevo detto in un post precedente che una delle armi usate dall’Armada invencible del SI è il bicameralismo rivisitato e corretto (semplificato, dicono loro, incasinato, diciamo noi).
Mi sembra giunto il momento, a chiusura di questa estenuante campagna referendaria, di affrontare finalmente il tema, forse tra tutti quello chiave, dell’utilità, o meno, di avere due rami del Parlamento. Continua a leggere

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Costi della politica e referendum

Le forze speciali d’assalto alla Costituzione continuano a martellare civili indecisi con gli stessi pezzi d’artiglieria, bicameralismo, costi della politica, CNEL e Titolo V.  Non essendo sicuri dell’efficacia delle loro armi ricorrono anche al terrorismo finanziario utilizzando i mezzi di informazione (cioè quasi tutti) per piegare gli indifesi civili.

Sembra un bollettino di guerra, ma in realtà è una immagine abbastanza realistica della campagna referendaria. Continua a leggere

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Quelli che il referendum …

… lo vivono come in curva sud

(per malinteso senso di appartenenza) e quelli che invece (variante dei primi, in negativo)

…” io non posso proprio votare come Tizio e Caio!”

Ormai mancano pochi giorni al fatidico 4 dicembre e dai contatti con le persone che incontro, e con le quali mi confronto sul tema delle riforme costituzionali, ricavo l’impressione che molti si recheranno (o non si recheranno) alle urne ed esprimeranno il proprio voto guidati più dall’emotività che non dalla ragione. Dall’una e dall’altra parte. E questo è un male. Continua a leggere

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Ha ancora senso l’articolo 138 se il Parlamento non è proporzionale?

(31 ottobre 2016)

Riprendo un mio precedente post avente per titolo AVREBBE SENSO UN’ASSEMBLEA COSTITUENTE? per modificare la domanda (che pongo ai numerosi costituzionalisti):
Ha senso l’Articolo 138 della Costituzione se il Parlamento non è eletto con un sistema rigorosamente proporzionale?

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Raniero La Valle e la sindrome di Stoccolma

(25 ottobre 2016)

Leggo sul blog NANDOCAN dell’amico Fernando Cancedda il post, dal titolo La sindrome di Stoccolma, che riporta la risposta di Raniero La Valle a una delle ultime Amaca di Michele Serra (rubrica di La Repubblica). Quello che sconcerta nel testo di Serra è la posizione del perdente che, riconoscendo una sconfitta ormai più che decennale, non si limita a prenderne atto, ma addirittura appoggia la riforma, preparata non dal vincitore, ma dallo stesso perdente, che legalizza la sconfitta. Almeno fatelo fare ai vincitori (ma questo non si può dire!). Raniero La Valle esprime il concetto meglio di me e di Fernando. Lo riporto qui di seguito.
Nando

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Il Teorema Violante

(17 ottobre 2016)

IL TEOREMA DI VIOLANTE (Luciano Violante – Dire Daua25 settembre 1941)
Ipotesi:
Una macchina non funziona più perché gli attuali meccanici non sono più capaci di farla funzionare.
Tesi:
Se si fa riprogettare la macchina agli stessi meccanici, la nuova macchina metterà in condizione i meccanici di farla funzionare.
Dimostrazione:
Basta fare un atto di fede. Cvd.
Il teorema è stato enunciato, con molta serietà, il 14 c.m. dal Prof. Luciano Violante durante una maratona di Mentana su La7. Inutili i tentativi della controparte, il Prof. Tomaso Montanari, di ampliare l’ipotesi, affermando che se i meccanici non sono capaci di far funzionare la macchina è probabile che non siano capaci di progettarne una nuova.

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Tempo di oligarchie e di chiarimenti

(12 ottobre 2016)

In un post precedente (DEMOCRAZIE E OLIGARCHIA: che confusione!) avevo, forse con un po’ di presunzione, criticato l’ultima uscita di Scalfari sul concetto di oligarchia.

La mail ha riscosso alcuni graditi consensi, ma anche una lunghissima critica. L’autore, che non cito perché non gli ho chiesto il permesso di farlo, inizia con: Continua a leggere

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Democrazie e oligarchia: che confusione!

(9 ottobre 2016)

Sono allibito!
Leggo l’editoriale di oggi di Eugenio Scalfari su La Repubblica e resto allibito.
Il titolo è “In democrazia sono pochi al volante e molti i passeggeri” e fin qui nulla di scandaloso. Leggendo però il resto, che prosegue un dibattito iniziato con Zagrebelsky a valle del faccia a faccia televisivo tra Renzi e Zagrebelsky ospiti di Mentana, Scalfari continua a sostenere una tesi alquanto singolare: la democrazia, quando non è diretta (che è impraticabile) di fatto è una oligarchia e fa capire, anche se non lo dice, che il non riconoscerlo è una ingenuità politica. Il tutto per sostenere che, al netto della legge elettorale, la riforma costituzionale voluta da Renzi è accettabile.
Nel suo argomentare dà ai termini democrazia e oligarchia due significati, a mio giudizio imprecisi e superficiali, basandosi esclusivamente sull’etimologia: democrazia è il potere a molti, oligarchia è il potere a pochi. E siccome di fatto sono poche migliaia di persone a scegliere i candidati e quindi i rappresentanti nelle istituzioni, questa è una oligarchia. Oligarchia democratica, la chiama Scalfari.

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Avrebbe senso un’Assemblea Costituente?

(8 ottobre 2016)

Dal furibondo campo della battaglia referendaria sulla riforma costituzionale, che si concluderà il 4 dicembre sera lasciando sul terreno, secondo alcuni commentatori politici, morti e feriti (in senso metaforico) e un paese spaccato in due, si leva qualche voce che prospetta, nel caso di vittoria del NO, una stagione di riforme da condurre mediante l’elezione di una Assemblea Costituente, invece di licenziare le leggi di riforma seguendo l’attuale articolo 138.

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Perché voterò NO – 1

Man mano che si avvicina l’appuntamento referendario (non ancora precisamente fissato), mi convinco sempre di più della necessità di esprimere la mia contrarietà a questa riforma della nostra Costituzione, a costo di apparire, come vogliono farmi credere i sostenitori del SI, un vecchio conservatore e, per giunta, anche gufo.

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