Cuochi e ricette (senza commensali)

   Il prevedibile e previsto risultato delle elezioni siciliane ha messo in  agitazione capetti e peones dem. Ci si domanda (si domandano) se è opportuno o meno mantenere il giovin Matteo alla segreteria e se conviene o meno indicare il candidato premier (che altrimenti dovrebbe essere sempre lui, il Matteo toscano). Quando il giovin signore sembrava essere un vincente, tutti sul carro. Già, perché essere vincente non significa avere, finalmente, la possibilità di portare avanti una politica, la politica, progressista, solidaristica, diciamo pure di sinistra. No, questo interessa poco. Essere vincenti significa ottenere un elevato numero di seggioline, sedie, seggioloni, strapuntini nelle stanze istituzionali per garantirsi una più che decorosa esistenza. Che diamine, tengono tutti famiglia!

Interessa poco che poi questi numeri vengano utilizzati per tentare di concretizzare vecchi disegni gelliani di marca P2 (toscana e nazionale) e/o politiche neoliberiste di reaganiana-thatcheriana-blairiana-schröderiana memoria. Importante è garantirsi un posticino o posticione.

Adesso che il Matteo toscano potrebbe rivelarsi un perdente, la sicurezza di garantirsi una qualsiasi poltroncina esibendo pelosa fedeltà comincia a vacillare. Con tutto ciò che ne consegue: ipotesi di aperture, di spostamenti, di sdoppiamento della figura premier-segretario, quello agli esteri, quell’altro dal Viminale a non-si-sa-bene-cosa, esercizi di alta strategia politica sommando con il pallottoliere improbabili raccolti da ormai sterili cespugli e cespuglietti, ricerca di colpevoli (sempre gli altri: dalla seconda carica dello Stato ai separatisti recenti e d’annata).

In tutto ciò poco o per niente spazio trovano i problemi degli italiani e i problemi che pur essendo globali hanno inevitabili conseguenza sulla vita degli abitanti di questa penisola europea. Se ne occuperanno le future generazioni. Oggi il ceto politico ha ben altro da fare: è impegnato nella propria sopravvivenza. Con le ricette sbagliate, però.

Sembra di essere in una confusa e grande cucina in cui chef, cuochi, aspiranti cuochi, allievi cuochi, lavapiatti, sguatteri litigano, a vari livelli, sulla conduzione della cucina e sui piatti da preparare, in un rimbalzare di ricette, senza minimamente preoccuparsi del tipo di pasto che devono preparare e per quali commensali. Pranzo di nozze? Brunch? Cocktail party? Cenone di Natale? Pranzo in una trattoria turistica vicino al Colosseo? Ricchi? Poveri? Mensa della Caritas?

Come ha fatto la politica a ridursi così? Come ha fatto anche, ma direi soprattutto, la sinistra ad arrivare a questo?
Come siamo finiti in questo casino?

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