Bicameralismo e referendum

Avevo detto in un post precedente che una delle armi usate dall’Armada invencible del SI è il bicameralismo rivisitato e corretto (semplificato, dicono loro, incasinato, diciamo noi).
Mi sembra giunto il momento, a chiusura di questa estenuante campagna referendaria, di affrontare finalmente il tema, forse tra tutti quello chiave, dell’utilità, o meno, di avere due rami del Parlamento.

Per prima cosa non è vero che siamo l’unico Paese ad avere due camere. Sono numerosi anche in Europa. Gli elementi che li differenziano dal nostro e l’uno dall’altro sono vari: funzioni, rapporto tra le due camere, rapporto con il governo. Non ci sono due sistemi uguali e ciascuno è frutto della storia del proprio paese. Fare riferimento all’uno o all’altro senza tener conto delle specifiche realtà e in maniera acritica è l’ennesima dimostrazione del nostro provincialismo (come lo fu la brutta copia delle primarie, calate acriticamente nella realtà italiana dopo aver sostituito il proporzionale e relative preferenze con il maggioritario di collegio uninominale a turno unico).

Anche l’accusa di essere la causa di interminabili ping-pong legislativi è statisticamente infondata. Il bicameralismo paritario, come la breve durata dei governi, non ci hanno impedito di uscire bene dalla guerra e di conoscere periodi di notevole sviluppo sociale ed economico, nonostante (o forse proprio per) la forte contrapposizione tra DC e PCI.

Invece (o prima) di esercitarsi nella nobile arte della masturbazione intellettuale per decidere se è bene che le camere siano due o una e, nel primo caso, se il rapporto debba essere o meno paritario e come distribuire le funzioni legislative tra le due, forse varrebbe la pena capire quale è il motivo di fondo di una scelta bicamerale. Per cercare di capirlo pongo una domanda: perché ogni sistema giudiziario che si rispetti prevede più di un livello di giudizio? Perché una sentenza può essere sbagliata e bisogna garantire alle parti in causa almeno un appello per verificare la correttezza della prima sentenza e per modificarla, se necessario. Altra domanda: quante volte, anche recentemente e anche da parte di chi oggi propugna la riforma, abbiamo sentito dire a seguito di una legge uscita male da un ramo del Parlamento “non preoccupatevi, la correggeremo in seconda lettura”. Ecco, ci siamo già dati la risposta. E’ bene che le camere siano due  per una maggior garanzia. Di chi? Nei sistemi monarchici del passato per maggior garanzia del sovrano. E infatti la camera alta era di nomina regia. Nei sistemi democratici moderni (e mi risulta che il nostro sia tale – “L’Italia è una Repubblica democratica” recita l’art. 1 Cost.) anche l’eventuale seconda camera deve garantire i cittadini. Non altri. E quindi, come necessaria conseguenza, deve essere espressione della volontà popolare (“La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”, come si legge nello stesso articolo).

Allora perché tutta questa frenesia di voler stravolgere il nostro Senato? Lasciamo perdere le fesserie dette e continuamente dichiarate sui costi della politica. Questa è una motivazione buona solo per i babbei. Esiste, non ce lo possiamo nascondere, un problema di governabilità e di stabilità del quadro politico (italiano, ma non solo). Problema che ha cominciato ad evidenziarsi alla fine degli anni ’80, è emerso con chiarezza con l’era Berlusconi (e l’abbandono del proporzionale, invece di una sua correzione, ha una sua buona dose di responsabilità), è scoppiato con il Porcellum che ha, come volevano i suoi creatori per ridimensionare la prevista vittoria de l’Unione, sbilanciato i rapporti di forza nei due rami. Problemi squisitamente politici e per niente dipendenti dagli assetti istituzionali. Problemi di qualità della classe politica (tutta) e della loro offerta politica. Difficoltà in parte superabili con leggi elettorali adeguate, senza toccare la Costituzione.

A bocce ferme, accettati questi semplici e ragionevoli principi (due rami legislativi e loro elezione popolare) si può discutere di tutto, dalla responsabilità della fiducia al governo a una eventuale asimmetrica distribuzione dei compiti (fatta salva la garanzia di doppio esame almeno per certe leggi, costituzionali, elettorali, dei diritti civili, di ratifica di trattati, di belligeranza). Attività che comunque dovrebbe essere portata avanti solo da un Parlamento pienamente legittimo. Propedeutica è quindi una nuova decente (leggasi, che rispetti i principi costituzionali, come già sentenziato dalla Corte Costituzionale) legge elettorale.

Mi pongo ancora la stessa domanda di prima. Perché tutta questa frenesia? Cosa c’è dietro? Perché questo accanimento contro la Costituzione?

Sempre più convinto che tutto ciò nasconda (neanche tanto) una grossa fregatura.

Nel dubbio io voto NO!

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