Costi della politica e referendum

Le forze speciali d’assalto alla Costituzione continuano a martellare civili indecisi con gli stessi pezzi d’artiglieria, bicameralismo, costi della politica, CNEL e Titolo V.  Non essendo sicuri dell’efficacia delle loro armi ricorrono anche al terrorismo finanziario utilizzando i mezzi di informazione (cioè quasi tutti) per piegare gli indifesi civili.

Sembra un bollettino di guerra, ma in realtà è una immagine abbastanza realistica della campagna referendaria.

L’arma forse più efficace su una cittadinanza ormai in maggioranza disgustata dai comportamenti della classe politica è il costo della politica. E per assurdo è proprio una parte consistente della casta a utilizzare l’argomento dei costi della casta come arma di persuasione di massa.

E allora parliamo proprio dei costi della politica.
Ma chi ha detto che la politica deve costare poco, anzi, meglio, niente?
Come si fa a mettere mano alla Costituzione avendo come obiettivo la riduzione dei costi invece dell’aumento dell’efficacia? Per ottenere, oltretutto, risultati economici risibili.

Ogni impresa umana per vivere e prosperare deve investire. E investire bene. Certo, se investe male va in rovina, ma va in rovina anche se non investe. Una nazione è una realtà molto complessa, molto più complessa di qualsiasi altra impresa umana, e la politica è il suo motore. Sulla politica occorre investire se si vogliono ritorni in termini di servizi e garanzia di diritti e se si vuole marciare verso gli obiettivi che ci si è dati con la Carta costituzionale.
I parlamenti per produrre le leggi necessitano di capacità progettuali legislative che, specie in un mondo sempre più complesso, costano. Essi devono essere opportunamente dimensionati e forniti di adeguate risorse. Inorridisco quando sento parlare, con superficialità da bar dello sport,  del numero di parlamentari che dovrebbe esserci. “Dimezziamo i parlamentari!”. E perché non ridurli a un terzo? Anzi. Avrei una proposta sconvolgente: un solo deputato per ogni lista, con un voto pesato, proporzionale ai voti ricevuti dalla lista che rappresenta. Una ventina di deputati in tutto con una enorme riduzione del costo degli stipendi! Poi qualcuno mi spiegherà come si svolge il lavoro di preparazione delle leggi con 20 deputati.
Con quali criteri e in base a quali esigenze organizzative si stabilisce la consistenza numerica di un parlamento? Come faccio a dire se ne bastano la metà o se, invece, non devono essere il doppio? Quante commissioni saranno necessarie? Quanti membri per commissione?

L’importante non è fissare l’attenzione sullo stipendio dei parlamentari, ma sulla qualità del loro lavoro e sull’impegno personale. Un parlamentare che partecipa ai lavori raramente e solo quando la sua presenza è richiesta dal capogruppo per una votazione importante (come se non lo fossero tutte) commette un furto e andrebbe punito. Ecco perché i parlamentari andrebbero scelti dai cittadini e non cooptati dalla casta.

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I costi della politica da eliminare sono i costi impropri, quelli dovuti alla corruzione che in Italia, stando alle stime, viaggia intorno ai 60 miliardi annui (tre finanziarie). Allora, in questa situazione,  è più utile concentrarsi su questa voce di costo o sugli stipendi?

Che argomenti di antipolitica, come i costi della politica, siano cavalcati da forze politiche (populiste) nuove per emergere è abbastanza comprensibile. Se a farlo è chi è parte integrante della casta, mi viene il sospetto che sotto ci sia una colossale fregatura.Risultati immagini per altan costituzione

Se a questo si aggiungono la notizia, mai smentita, di alcuni incontri avvenuti negli anni scorsi tra Renzi, Blair e rappresentanti di JP Morgan e il commento sull’impostazione troppo socialista delle costituzioni di alcuni paesi europei nell’ormai noto documento della JP Morgan, il sospetto diventa legittimo. Nel dubbio, questa è una ragione in più per dichiarare forte e chiaro:

NO a questa riforma!

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