Quelli che il referendum …

… lo vivono come in curva sud

(per malinteso senso di appartenenza) e quelli che invece (variante dei primi, in negativo)

…” io non posso proprio votare come Tizio e Caio!”

Ormai mancano pochi giorni al fatidico 4 dicembre e dai contatti con le persone che incontro, e con le quali mi confronto sul tema delle riforme costituzionali, ricavo l’impressione che molti si recheranno (o non si recheranno) alle urne ed esprimeranno il proprio voto guidati più dall’emotività che non dalla ragione. Dall’una e dall’altra parte. E questo è un male.

Grillo, proprio a Roma, ha invitato a votare con la pancia e non con la ragione. Stravagante (per non dire altro) modo di affrontare un tema serio e grave, come quello della Costituzione, e in un momento in cui gli animi sono già accesi più per ragioni di pancia che di intelletto.

I sostenitori dell’una e dell’altra parte assomigliano più alle tifoserie di Roma e Lazio prima di un derby che a cittadini elettori consapevoli (??) ai quali viene rivolta la domanda (anche se articolata in maniera discutibile) se sono d’accordo o meno con la legge di riforma costituzionale Renzi-Boschi. Molti, forse moltissimi, fautori del SI lo sono a prescindere (“lo dice il giovane rappresentante del cambiamento” – ma quale cambiamento?). Idem dall’altra parte, per il motivo opposto e con la speranza che il giovane toscano si tolga dai piedi.
Con qualche eccezione.
Durante il mio unico e breve contributo di volantinaggio a favore del NO (non ho più l’età per estenuanti maratone) mi è capitato di dare il volantino a un tizio con un fisico da picchiatore che, molto gentilmente devo ammettere, mi ha detto: “io so’ nero, che più nero nun se po’, ma voto un SI grande così”. Alla faccia! finalmente uno che, nonostante le indicazioni della sua parte (FdI? Casa Pound?), è convinto che la costituzione espressa dalla riforma è molto più vicina al suo presumibile modello di Stato autoritario dell’attuale Costituzione repubblicana e democratica. E se ne frega di quello che gli dice la Meloni (contro Renzi). Certamente coerente con il voto che avrà espresso nel 2006.
Se non ce ne fossero altre, ben più valide, credo che questa sarebbe la cartina di tornasole per farmi propendere per il NO. Ai fascisti questa legge di riforma piace (poi magari votano NO per malinteso spirito di appartenenza ai FdI e per antipatia verso Renzi – il non vincolo dovrebbe però valere per ciascuno di noi, su certi temi! E avrebbe dovuto valere, a maggior ragione, per quei  parlamentari che hanno dato – in aula alla faccia dell’art. 67 – e danno ora con il timido appoggio al no – un disgustoso spettacolo!).

Oltre agli indecisi (e come dargli torto, essendo chiamati a pronunciarsi su un tema che appare di sottile ingegneria costituzionale), si incontrano numerosi concittadini che non vorrebbero andare a votare perché in disaccordo, non con il contenuto della riforma (che arrivano ad ammettere essere discutibile, mediocre, schifoso, magari passabile), ma con i fautori dell’una e/o dell’altra parte. Per fare un dispetto a tutti e due! Che ci siano anche buone ragioni per giustificare un disgusto almeno per molti di entrambi gli schieramenti è fuori discussione. Però lasciare (solo) a loro e agli altri di decidere per noi su questo tema mi ricorda la storia del marito che si taglia gli attributi per fare un dispetto alla moglie.
Qui non si tratta di dare ragione agli uni o agli altri, ma di rispondere a una domanda, rivolta individualmente a ciascuno di noi, se si è d’accordo o meno con i contenuti di questa riforma e per gli effetti che potrebbe o meno avere sullo stato del Paese e della comunità. A prescindere.
Non è una elezione per eleggere gli uni o gli altri. E’ un referendum

Io voterò NO e ho le mie buone ragioni. E non lo farò certamente perché alcuni personaggi discutibili e anche francamente impresentabili hanno deciso (ma chi glielo ha chiesto?) di affiancarsi ai comitati e a fare campagna per il NO.
I promotori del SI battono la grancassa su quattro temi: bicameralismo, costi della politica, CNEL e Titolo V. E nonostante sia stato ampiamente dimostrato che sono temi fasulli (la riduzione dei costi della politica più la riduzione dei costi del CNEL sono addirittura ridicoli se paragonati con evasione fiscale e costi della corruzione) continuano, come un disco rotto, a ripetere gli stessi slogan. Perché non hanno altre motivazioni o, meglio, non hanno altre motivazioni di facciata. Quelle reali sono ben altre e inconfessabili e sono alla base di una serie di misure che già da alcuni anni si susseguono e sono ora culminate con questo ulteriore attacco alla Costituzione (e potrebbe essere solo l’inizio).

Comunque la pensiate per prima cosa informatevi e fatevi una vostra idea. Poi andate a votare. Ma andateci. E’ importante.

 

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