Dal Convegno “Condannati all’impunità”

cscimpunita

Il 23 gennaio si è svolto presso la Corte Suprema di Cassazione un convegno dal titolo “Condannati all’impunità”. Rimando al seguente indirizzo per avere notizie di dettaglio sul programma della riunione:

http://www.antimafiaduemila.com/home/ci-vediamo-a/242-dibattiti/63817-condannati-all-impunita-roma-23-gennaio.html;

La registrazione dell’intero convegno la si può vedere nella pagina del sito di Radio Radicale (2h e 57 min):

https://www.radioradicale.it/scheda/497916/condannati-allimpunita.

Dirompente l’intervento di Elio Lannutti che vi invito a vedere e ascoltare:

Per ora smentite e querele non ci sono state.

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Come siamo finiti in questo casino?

Lo scrittore inglese George Monbiot ha recentemente pubblicato un saggio (v. figura) il cui titolo in italiano sarebbe “Come siamo finiti in questo casino?” (si potrebbe tradurre anche in modo più colorito). Cliccando sulla figura si arriva all’estratto (monbiotpurtroppo sempre in lingua inglese – ancora non è disponibile una traduzione).

Il Guardian chiarisce di cosa si tratta con l’articolo illustrativo dello stesso autore, dal titolo “Neoliberalism – the ideology at the root of all our problems“, di per sé già intrigante, e da un sottotitolo che in italiano suona così: “Catastrofe finanziaria, disastroneolib ambientale e persino l’ascesa di Donald Trump – il neoliberalismo ha giocato in tutti questi il suo ruolo. Perché la sinistra non è riuscita a costruire un’alternativa?”.
Già. Perché?

 

 

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Il riformismo è ormai insufficiente?

Il recente battibecco giornalistico tra Tomaso Montanari e Michele Serra, a seguito dell’iniziativa di Pisapia a favore di un compattamento delle varie sinistre in appoggio al PD renziano, ha messo in luce la vera linea di demarcazione tra un ex centrosinistra che ama ancora definirsi riformista, ma che ha ormai perso il contatto con gli esclusi e naviga velocemente verso lidi neoliberisti, e una sinistra che ormai polverizzata non mostra alcuna capacità di aggregarsi attorno alla definizione di una società alternativa. Questa sinistra, se vuole sopravvivere e riprendere quota deve radicalmente cambiare paradigma. Per la sinistra italiana aggregarsi al convoglio renziano equivarrebbe a una definitiva scomparsa.

Riporto qui di seguito il post di Tomaso Molinari comparso su vari blog, tra cui quelli di Sinistra Europea e di Rifondazione (anche se al momento nulla mi lega a queste due formazioni – il ragionamento di Montanari mi sembra colpire bene nel segno). Continua a leggere

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SI, SI, SI – NO, NO, NO

Su La Repubblica del 9 dicembre, Michele Serra, ribaltato, per riflesso, dalla sua comoda amaca dal sonoro ceffone referendario preso da Renzi, è capitato in prima pagina e si lancia in una accusa di settarismo della sinistra che dice sempre no, non solo ai referendum, ma anche alle invitanti proposte di Pisapia. Come rifiutare, a priori, una simile proposta? Continua a leggere

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Uno sguardo oltre

Il referendum è andato come tutti sappiamo e possiamo tirare un sospiro di sollievo. Sapendo però che la battaglia non è finita (e mai finirà). Alla faccia di tutti quelli che dicono che destra e sinistra non esistono più, intendendo per destra e sinistra non necessariamente le categorie che ci portiamo dietro dal ‘900, ma quei due insiemi che raggruppano da un lato i privilegiati e dall’altro (la quasi totalità dell’umanità) che privilegi non hanno (o che si illudono di averne una piccola parte, briciole precarie), E questi due insiemi esistono, eccome!. Indipendentemente da come li vogliamo chiamare. Il rapporto 40/60 non è e non può rappresentare il rapporto tra questi due insiemi. La confusione è grande e molti si stanno esercitando nello studio dei flussi del voto. Però è un preoccupante segnale. Ai contrari e ai favorevoli nel merito del referendum si sommano, da entrambi i lati eserciti di frastornati e insicuri, di privilegiati che temono di perdere i loro privilegi e di quelli che i privilegi nemmeno se li sognano. Ed è un problema globale. Le sinistre storiche, intendendo partiti e intellettuali, hanno perso il contatto con le masse e vengono ormai percepite (e nei fatti sempre più spesso autorizzano questa percezione) come parte dell’establishment. Ossia sono parte del problema. Non è un caso che il SI abbia prevalso solo nelle zone più agiate e sia stato votato per paura dell’alta marea della contestazione al sistema, anche da elettori storicamente “di sinistra”.

Segnalo l’articolo scritto da un famoso e ben noto scienziato, Stephen Hawking, dal titolo “This is the most dangerous time for our planet” pubblicato sul sito https://www.unlimited.world/.

L’articolo è stato riportato sulla sezione Economia&Finanza del sito di La Repubblica di oggi, con il titolo

Le élite imparino l’umiltà o il populismo sarà trionfante

Oggi la diseguaglianza economica rischia di sgretolare la società “

L’anno prossimo, oltre alle questioni di casa nostra, occuperanno la scena elezioni in Francia e in Germania.  Le sinistre italiana ed europee dove sono? Si stanno attrezzando per affrontare la sfida? Hanno capito come gira il mondo nel terzo millennio? Ci sono le menti?

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I NO di Travaglio

Collegarsi a questo video:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/12/02/promemoria-referendum-marco-travaglio-e-le-dieci-pillole-per-non-sbagliare-prima-parte/3231344/

E … buon NO!

 

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Apprendista stregone o grande seduttore?

(*)

(*) ogni riferimento a persona esistente è assolutamente voluto.

Apprendista stregone, come in Goethe (e Walt Disney), oppure grande seduttore, come nel seguente brano (profetico) di una lettera di Dossetti (mia la grassettatura)? Continua a leggere

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Bicameralismo e referendum

Avevo detto in un post precedente che una delle armi usate dall’Armada invencible del SI è il bicameralismo rivisitato e corretto (semplificato, dicono loro, incasinato, diciamo noi).
Mi sembra giunto il momento, a chiusura di questa estenuante campagna referendaria, di affrontare finalmente il tema, forse tra tutti quello chiave, dell’utilità, o meno, di avere due rami del Parlamento. Continua a leggere

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Costi della politica e referendum

Le forze speciali d’assalto alla Costituzione continuano a martellare civili indecisi con gli stessi pezzi d’artiglieria, bicameralismo, costi della politica, CNEL e Titolo V.  Non essendo sicuri dell’efficacia delle loro armi ricorrono anche al terrorismo finanziario utilizzando i mezzi di informazione (cioè quasi tutti) per piegare gli indifesi civili.

Sembra un bollettino di guerra, ma in realtà è una immagine abbastanza realistica della campagna referendaria. Continua a leggere

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Quelli che il referendum …

… lo vivono come in curva sud

(per malinteso senso di appartenenza) e quelli che invece (variante dei primi, in negativo)

…” io non posso proprio votare come Tizio e Caio!”

Ormai mancano pochi giorni al fatidico 4 dicembre e dai contatti con le persone che incontro, e con le quali mi confronto sul tema delle riforme costituzionali, ricavo l’impressione che molti si recheranno (o non si recheranno) alle urne ed esprimeranno il proprio voto guidati più dall’emotività che non dalla ragione. Dall’una e dall’altra parte. E questo è un male. Continua a leggere

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